Archive for the ‘poesie’ Category

Carnevale a Venezia


2009
02.19

Venezia… storia… bellezza…mistero…. Ogni volta nuova e unica, da sempre ispira poeti e pittori. Diversi anni fà, fra le calle, noi due senza maschera né trucco circondati da volti pallidi e abiti variopinti sotto un cielo grigio che lasciava trasparire  un sole annebbiato. Freddo intenso, vocio di persone celate sotto pizzi e velluti  .. Angoli che proteggevano labbra rosse, lacrime, allegria, malinconia, stupore.

Alcune foto (non digitali purtroppo) e un video.

venezia

20 Photos

La danza del Cavaliere… “Su di me solo TANGO e fantasie”


2009
01.26

Mi sembra che le rettifiche alle sue dichiarazioni siano ormai all’ordine del giorno … da leggere qui scritto da nevepioggia e  e ancora qui nel post di Domomea non so se vi ricordate anni fa, sempre lui non ricordo in quale occasione disse “Su di me solo fango e fantasie“. Beh mia sorella, prendendo spunto da quell’occasione ha scritto questo… e mentre legge, imita….

L’ha scritta nel 2004 ma è ancora talmente attuale…!

Col vestito grigio scuro e lo sguardo affatto cupo, palesò un bell’inchino al compare lì vicino;

la balera era gremita, l’orchestra allegra e viva, i presenti assai gaudenti, tutti pronti a sostenere con amor di parte “ardente” le risate del presidente.

Con un balzo da pantera allungò le gambe a sfera, acchiappò convulso al braccio la sua donna per ballar di slancio: ma ahimé col TANGO si sa, quanta fatica ballar si fa! Nella sua mente di non ballerino si risparmiò il capo chino.

Quante persone allo sbaraglio in quella sala coma d’inganno, si ricordava MONTECITORIO ogni qualvolta sfiorava il promontorio (il fondoschiena) della civetta lady Veronica che  gli diceva :”Non sono bionica”. Il poveraccio rider doveva mentre la moglie si stringeva, lei non capiva, soffiava sbuffava, lui di rimando le disse: “Cara, sei troppo svelta, corri un pò troppo, il tango è musica, dolce passione, tu fai un pò troppa confusione”.

Lei un pò scocciata e amareggiata le disse “T’amo! Ti darei baci a profusione!” Super Pier Silvio dopo queste parole pensò fra sé: aumenteremo la prole!

I musicisti con stile impeccabile, le fisarmoniche fecero ondeggiare; tutti i presenti, amici e parenti presi in un vortice coi presidenti fecero 100, 1000 figure di quella danza dalle origini oscure.

E in mezzo a tante fantasie, dimenticando le “GARANZIE” di un cavaliere stanco e sudato, ci ritroviamo in quest’Italia, fatta a pezzetti e mal cucita, da una persona scaltra e infurbita!

Monica, 2004

2 agosto 1980


2008
08.02

Sono stata pendolare per 7 anni fra Rimini e Modena, ogni giorno salivo su un treno al mattino quando ancora era buio. Nel bar della stazione di Bologna, dove talvolta mi fermavo per fare colazione c’era un quadretto, appeso al muro che conteneva queste parole che non ho potuto fare a meno di trascrivere. Il ricordo di un atto terroristico terribile… una strage tremenda, un attentato alla democrazia, avvenuto di sabato, proprio come oggi, il 2 agosto del 1980. Per non dimenticare e tenere sempre vivo il ricordo delle 85 vittime. A Flavia Casadei…

- 2 agosto 1980 -

Palpitava di gente la stazione della bella Bologna

era un mattino azzurro e soleggiato

il 2 agosto di quell’anno 80.

La gente di passaggio era in vacanza

andava o ritornava dalle ferie;

era gente felice e spensierata.

C’erano tutti: bambini, mamme e nonni.

E non solo italiani, svizzeri e tedeschi

ed anche di paesi più lontani.

Gente con credo e sentimenti, certamente diversi

senza nessuna colpa, per certe cose storte che abbiam noi.

Amavano l’Italia e c’erano venuti fiduciosi

d’esser trattati con cordialità.

Nella sala d’aspetto di seconda

gremita di persone con valigie

con pacchi e cento borse

forse non c’era luogo sufficiente

per dare ancora posto ad altra gente.

Ma gli fecero largo urbanamente

e il carnefice entrò fra gli innocenti.

Per fargli gentilmente un po’ di spazio

forse una mamma sopra i suoi ginocchi

si mise premurosa la bambina

che sorrideva ignara all’assassino.

La bomba la posò nel posto dato a lui

e demone sorrise, ringraziando.

Poi soddisfatto dell’operato suo

trovò una scusa per allontanarsi

non senza avere prima dato uno sguardo

a tutta quella gente che condannava

senza remissione a morire straziata

lì, nella stazione.

E fu l’apocalisse!

La bomba deflagrò

polverizzò la mamma e la bambina.

Smembrò, decapitò, fece poltiglia informe

di quella gente ignara, fiduciosa e innocente.

Più di 80 persone senza vita

per un non credo politico e bestiale!

Quanta fierezza per il criminale

che aveva assolto bene il suo mandato.

Per ciò, forse, era stato anche pagato.

Cantalo al vento! Cantalo agli inferni

questo eroismo tuo, vile e dannato.

Dillo ai fratelli tuoi: giustizia è fatta! Io sono grande!

Io sono il boia della gran giornata!

Raccontalo ai tuoi figli e dillo alla tua sposa

quanto sei stato grande di viltà

quanto sei stato ignobile

il 2 d’agosto di quell’anno ‘80.

Ma soprattutto guardati allo specchio

e gonfio il petto di soddisfazione

fai un bel sorriso e dillo anche a te stesso!

Gaetano Cesarini

[/lang_it]

A Luna


2008
04.13

Una bella poesia di Pablo Neruda, dedicata alla mia gattina Luna e a tutti i gatti che strofinano le loro code nei luoghi di tutto il mondo.

 

Ode al gatto

Gli animali furono
imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Piano piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono in grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito
cammina solo e sa quello che vuole.
L’uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l’ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia da rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole esser solo gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.
Non c’è unità come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l’elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
scanalatura
per gettarvi le monete della notte.
Oh piccolo
Imperatore senz’orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell’amore
nell’aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l’immacolato piede del gatto.
Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un
irreperibile velluto,
probabilmente non c’è
enigma
nel tuo contegno,
forse non sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

Pablo Neruda